martedì, 17 gennaio 2006
Chi ricorda uno dei primi hit degli Style Council, mitico gruppo del geniale e inossidabile Paul Weller?
Parecchi, ne sono sicuro, a chi non lo ricordasse consiglio di recuperarlo in giro ed ascoltarlo: pezzo gradevolissimo.
Mi capitava solo ieri di ragionare su una questione sovente dibattuta nel nostro piccolo clan di scellerati e riguardante il criterio di valutazione che applichiamo alle donne.
Ci sono sostanzialmente due scuole di pensiero: pro-perfezione e pro-imperfezione.
Inutile dire che il Catullo, salvo rare occasioni, propende per la perfezione. Il motivo è da ricercarsi, a mio avviso, nella sua costante indecisione che gli impedisce di slanciarsi liberamente verso ciò che realmente lo attrae(foss'anche Maria Giovanna Elmi) e una certa immaturità sessuale che lo trattiene ancora all'epoca di Barbie. Inutile dire che io voto per l'imperfezione. Il periodo di Barbie è passato da un pezzo e le velleitarie manovre per scalfire la coriacea vulva della Mattel non hanno più molto senso.
Tra l'altre all'epoca avevo una perversa predilezione per Skipper(o come cazzo si chiamava), insomma la versione lolita. Sarà che ero più piccolo, ma intuivo in quella bamboletta di rincalzo un troione che Barbie neanche si sognava di imitare.
Immagino sia logico attraversare la fase Barbie et similia, abbiamo timore del giudizio altrui fintanto che non maturiamo un nostro gusto personale sufficientemente saldo da essere manifestato apertamente. Ma poi, per l'appunto, ci si evolve e si comincia a scrutare il mondo femminile alla ricerca della scintilla.
La scintilla checchè se ne dica, non scatta per un corpo statuario e un volto quasi sintetico. Ovviamente è impossibile non provare piacere nel guardare Monica Bellucci o donne di pari bellezza, ma la foja, quell'energia bruciante che ci sconvolge il basso ventre, scaturisce più frequentemente per un dettaglio insignificante: una voce roca(alla Barbara D'urso), un naso leggermente asimmetrico o lievemente storto, un occhio appena chiuso, dei denti impercettibilmente sporgente e soprattutto un vibrare sottocutaneo intenso.
Nel testo di un brano dei TOOL(gruppo rock non eccessivamente conosciuto) c'è una frase che sintetizza magnificamente questo concetto:
"Finding beauty in the dissonance"
Questa è la radice dell'eros, la pietrina che procura la scintilla. Molto più eccitante il confuso al netto, il celato al manifesto, l'imperfezione alla fredda plasticità di un corpo statuario. Datemi due mammelle consumate, ma ancora seriche e in attesa di saliva, datemi una gamba arcuata e un viso provato, datemi una miope dall'occhio appena strizzato, datemi una bocca socchiusa e tenetevi tutte quelle cazzo di Barbie buone per carnificare una bambola gonfiabile.
E allora che c'entra la canzone di cui al titolo?
C'entra perchè, proprio nel periodo della mia vita in cui maggiormente sono convinto di certe affermazioni, proprio stamattina, poco prima di iniziare a scrivere questo post, incrocio alla macchinetta la Piccari!
Maremma maiala, ogni convinzione si discioglie miseramente dinanzi alla number 1 dell'edificio.
Ella, benedetta dalla natura, è una topa di proporzioni bibliche, è LA TOPA.
Un culo alto che neanche il conte Mascetti avrebbe mai potuto ambire, due cosce che sono due colonne, perfettamente intubate in eleganti pantaloni scuri, un busto che neanche i bronzi di Riace, con due poppe che sembrano un omaggio ai sette colli di roma e un viso che madonna santa ci si dovrebbe scrivere a fiotti la divina commedia. Bella come poche cose al mondo, bona come lo stracchino di nonno nanni, appetitosa come una fiorentina da un chilo e due e troia infame, pure sorridente. Se è vero che chi se la tira se la strappa, lei sfugge a questa regola.
Mi incrocia mentre cerco di ascoltare - stentatamente - discorsi dei miei compagni di caffè, non la conosco, ma mi sorride e accenna un saluto.
Ho un groppo in gola e arriva diretto dalle mutande. Ricambio il sorrido, ma nel mio si legge, se ti piglio ti pisto come l'uva, ti sconocchio che bisogna rimetterti insieme tipo un puzzle della Ravensburger, ti mollo solo quando ho le palle ridotte a due prugne secche della california! Oggi ha anche i capelli acconci magnificamente, perfetti per ripulirsi il testone.

Chi dice che la perfezione è un limite, è un gran coglione.
postato da: luthero alle ore 09:13 | Permalink | commenti (1)
Commenti
#1    17 Gennaio 2006 - 12:05
 
beh! che dire... il mio ultimo post elogia l'imperfezione ma una figona è sempre una figona!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente JekyllHyde

Commenti

categoria:general, gnocca